Ha vinto il “candidato di Internet”: un piccolo passo per un politico, ma forse un passo enorme per la società contemporanea. Tuttavia Barack Obama non si è imposto perché ha usato i social network: ha trionfato perché ha costruito una rete sociale sulle proprie idee e l’ha popolata di persone.
In Italia già ci si contendono contiguità e adesioni al successo democratico negli Stati Uniti, relegando a turno i propri avversari a un’epoca che la vittoria di Obama avrebbe definitivamente superato. Discorsi di un’altra epoca appunto, che però da noi non sembra essere prossima alla svolta. È facile prevedere che la vittoria di Obama farà invece la fortuna dei più scaltri tra i consulenti politici e i profeti dell’innovazione, a cui frotte di politici tecnologicamente analfabeti si rivolgeranno per imitare l’impresa dell’outsider americano.
Saremo sommersi da social network, video, cinguettii e messaggi multicanale?
Faremo, come spesso accade, l’imitazione dell’innovazione, in attesa del nostro outsider dotato di sufficiente talento, carisma e cinismo?